Dark Funeral – Where Shadows Forever Reign (2016)

I Dark Funeral sono bravi ragazzi. Da oltre 20 anni portano avanti il loro black metal, Satana, 666, croci rovesciate e tutto il resto, quindi può essere interessante come discorso. Alla fine Lord Ahriman ci crede davvero in tutta questa roba, mettiamoci quella macchina da guerra di Dominator alle pelli e siamo sistemati. Però c’è un però. Questo album non è brutto, ma secondo me è un album di maniera, un album di genere. Cerchiamo di capire. Nasci a Stoccolma, fa un freddo cane tutto l’anno, non puoi fare altro che stare in sala prove con gli amici a bere birrette ed a parlare di Satana. All’epoca, primi anni ’90, il black metal era una cosa seria. La gente, soprattutto in Norvegia, bruciava le chiese e si lanciava in lunghe faide, qualcuno è pure morto male. La Svezia non era da meno, ma forse più intelligente. Poca cronaca nera, parla la musica. All’epoca il black metal andava pure di moda, tra il 1990 e il 1994 è uscito di tutto e di più, i DF appartengono alla generazione successiva. Attenzione, non sono dei copioni, hanno il loro stile e proseguono sul solco tracciato già da tempo, e ne è dimostrazione questo album. Queste canzoni suonano Dark Funeral al 100%, le melodie deviate ci sono, il blast beat c’è, le liriche sono praticamente sempre quelle. Ci sono i rallentamenti, sempre di scuola Dark Funeral, c’è tutto il repertorio al servizio della forma-canzone. Le strutture sono tendenzialmente semplici e collaudate, le canzoni sono ben congeniate e sicuramente live faranno una buona figura vicino ai classici della band. Ma non ci spingiamo oltre in fase di valutazione. Purtroppo manca il fattore WHOA e questo si sente, si avverte secondo dopo secondo: manca davvero quell’afflato anticosmico, quella verve sperimentale che tanto ci hanno fatto amare altri dischi del black metal. Dischi così fanno bene perchè avvicinano i ragazzini alla materia oscura, per noi ragazzi di ieri un po’ meno, perlomeno io la penso così.

Io spero che i Dark Funeral abbiano ancora vita lunga e cartucce da sparare, nel nome del sacro verbo nero. Per ora però, sufficienza e poco di più.

Voto: 6,5

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