Anaal Nathrakh – In the Constellation of the Black Widow (2009)

Un cazzo di casino. Basta così, dai, basta, davvero. E invece. Mezz’oretta di delirio, in barba alle leggi del music business. Sono due ma sembrano almeno sedici.

La musica proposta dal duo britannico è strana, ma vi basterà ascoltarla una volta per comprendere. C’è di base il black metal, alla Dark Funeral per intenderci. C’è anche del death metal, soprattutto nelle ritmiche di chitarra. C’è un’attitudine punk-vaffanculo che ci piace. Non ci sono neanche scritti i testi nel libretto e vi sfido a capire più di qualche parola. C’è anche del thrash metal, ogni tanto. C’è pure il grind-core, vicino a qualcosa dei mai troppo osannati Nasum. Insomma, detta così sembra un casino totale, non si capisce più niente, chi fa cosa e soprattutto perchè, e invece no, c’è una logica, per quanto ferale ed assassina, ma pur sempre logica. Logica nello scrivere canzoni dirette, veloci, senza fronzoli, anche accattivanti se vogliamo, se si può parlare in questi termini di tutta questa violenza sonora. Io non so chi è il batterista ma si fa un culo quadro, gli stacchi sono semplicemente spettacolari e le ritmiche sono precise e crude. Il resto è ben fuori dai canoni: ci sono anche delle voci pulite, pensa te.

Musica così sperimentale deve essere soppesata per bene, la porcheria è dietro l’angolo, e gli scaffali ne sono pieni. Invece qui abbiamo un prodotto solido, coeso, sincero ed assassino. L’ho taggato black metal per comodità ma c’è davvero tanto altro, e vi invito a scoprirlo ascolto dopo ascolto.

Voto: 8

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