Anaal Nathrakh – In the Constellation of the Black Widow (2009)

Un cazzo di casino. Basta così, dai, basta, davvero. E invece. Mezz’oretta di delirio, in barba alle leggi del music business. Sono due ma sembrano almeno sedici.

La musica proposta dal duo britannico è strana, ma vi basterà ascoltarla una volta per comprendere. C’è di base il black metal, alla Dark Funeral per intenderci. C’è anche del death metal, soprattutto nelle ritmiche di chitarra. C’è un’attitudine punk-vaffanculo che ci piace. Non ci sono neanche scritti i testi nel libretto e vi sfido a capire più di qualche parola. C’è anche del thrash metal, ogni tanto. C’è pure il grind-core, vicino a qualcosa dei mai troppo osannati Nasum. Insomma, detta così sembra un casino totale, non si capisce più niente, chi fa cosa e soprattutto perchè, e invece no, c’è una logica, per quanto ferale ed assassina, ma pur sempre logica. Logica nello scrivere canzoni dirette, veloci, senza fronzoli, anche accattivanti se vogliamo, se si può parlare in questi termini di tutta questa violenza sonora. Io non so chi è il batterista ma si fa un culo quadro, gli stacchi sono semplicemente spettacolari e le ritmiche sono precise e crude. Il resto è ben fuori dai canoni: ci sono anche delle voci pulite, pensa te.

Musica così sperimentale deve essere soppesata per bene, la porcheria è dietro l’angolo, e gli scaffali ne sono pieni. Invece qui abbiamo un prodotto solido, coeso, sincero ed assassino. L’ho taggato black metal per comodità ma c’è davvero tanto altro, e vi invito a scoprirlo ascolto dopo ascolto.

Voto: 8

Emperor – Anthems to the Welkin at Dusk (1997)

Ed eccoci di fronte ad un altro capolavoro. Questo, per me, è sicuramente il miglior disco black metal di sempre. C’è poco da fare, nessun altro gruppo, mai, è riuscito a raggiungere queste vette compositive, nè penso qualcuno lo farà in futuro, perlomeno nel medio periodo. Cosa abbiamo qui? Abbiamo la Magia nera nella sua più alta declinazione, abbiamo il talento puro e geniale, la freddezza norvegese, la brutalità feroce del serial killer, la lucidità incapsulata nelle tracce che, una dopo l’altra, scorrono veloci come il vento. Non c’è un attimo di pausa, non c’è un passaggio a vuoto, non c’è una traccia così così, sono tutte stupende creature, una sola delle quali potrebbe fare la fortuna di chiunque altro. Inchiniamoci al cospetto dei norvegesi e rendiamo grazie. Onestamente non so cos’altro aggiungere, penso che chiunque abbia il coraggio di dire “io ascolto metal” dovrebbe possedere questo CD o vinile o quello che vi pare. Ci si mette lì in cameretta e lo si ascolta, almeno una volta all’anno, così, giusto per capire cosa vuol dire saper suonare e saper creare arte. Sì, perchè questa è arte, e chiunque dica il contrario può andare a darsi fuoco. Le chitarre sono la parte più evidente, le armonie costruite dai nostri sono sempre sopraffine, oltre il concepibile umano, le partiture sono assolutamente geniali in ogni aspetto. Poi c’è la voce, pulita e scream, e qui Ihsahn ha poco da invidiare a chiunque altro. Potente, gelida, evocativa, maligna. Le tastiere sono semplicemente perfette, così come le frequenti orchestrazioni: aggiungono un ulteriore livello alle chitarre, assicurando magniloquenza al tutto. La sezione ritmica è da scuola della musica, senza se e senza ma. Questo disco fa male, perchè se avete una band non arriverete mai a queste vette. Fa male davvero sapere che per almeno 20/30 anni nessuno arriverà mai qui sopra, nessuno potrà guardare questo disco dall’alto. Questa è la massima espressione dell’arte norvegese, il resto sono cazzate per ragazzini.

Basta così per oggi, mi chiudo nel silenzio. Un silenzio conscio di aver imparato qualcosa, oggi, grazie agli Emperor.

Voto: 10

Dark Funeral – Where Shadows Forever Reign (2016)

I Dark Funeral sono bravi ragazzi. Da oltre 20 anni portano avanti il loro black metal, Satana, 666, croci rovesciate e tutto il resto, quindi può essere interessante come discorso. Alla fine Lord Ahriman ci crede davvero in tutta questa roba, mettiamoci quella macchina da guerra di Dominator alle pelli e siamo sistemati. Però c’è un però. Questo album non è brutto, ma secondo me è un album di maniera, un album di genere. Cerchiamo di capire. Nasci a Stoccolma, fa un freddo cane tutto l’anno, non puoi fare altro che stare in sala prove con gli amici a bere birrette ed a parlare di Satana. All’epoca, primi anni ’90, il black metal era una cosa seria. La gente, soprattutto in Norvegia, bruciava le chiese e si lanciava in lunghe faide, qualcuno è pure morto male. La Svezia non era da meno, ma forse più intelligente. Poca cronaca nera, parla la musica. All’epoca il black metal andava pure di moda, tra il 1990 e il 1994 è uscito di tutto e di più, i DF appartengono alla generazione successiva. Attenzione, non sono dei copioni, hanno il loro stile e proseguono sul solco tracciato già da tempo, e ne è dimostrazione questo album. Queste canzoni suonano Dark Funeral al 100%, le melodie deviate ci sono, il blast beat c’è, le liriche sono praticamente sempre quelle. Ci sono i rallentamenti, sempre di scuola Dark Funeral, c’è tutto il repertorio al servizio della forma-canzone. Le strutture sono tendenzialmente semplici e collaudate, le canzoni sono ben congeniate e sicuramente live faranno una buona figura vicino ai classici della band. Ma non ci spingiamo oltre in fase di valutazione. Purtroppo manca il fattore WHOA e questo si sente, si avverte secondo dopo secondo: manca davvero quell’afflato anticosmico, quella verve sperimentale che tanto ci hanno fatto amare altri dischi del black metal. Dischi così fanno bene perchè avvicinano i ragazzini alla materia oscura, per noi ragazzi di ieri un po’ meno, perlomeno io la penso così.

Io spero che i Dark Funeral abbiano ancora vita lunga e cartucce da sparare, nel nome del sacro verbo nero. Per ora però, sufficienza e poco di più.

Voto: 6,5

Ihsahn – After (2010)

Ihsahn è un personaggio importante nel panorama estremo degli ultimi 20 anni. Ha avuto il merito, insieme agli Emperor, di portare la fiamma del black metal su lidi tecnici e sinfonici. Ne parleremo sicuramente in occasione di future recensioni, per ora vi basti sapere che il ragazzo non ha esaurito le sue cartucce e continua regolarmente a regalare musica ai fan di tutto il mondo. After è il terzo album da solista e rappresenta una vera e propria prova di forza e di carattere. Il talento compositivo di Vegard si è già espresso con i due precedenti capitoli ma a parere di chi scrive solo con After questo talento è stato messo a fuoco definitivamente. E’ un disco estremo, progressivo in senso lato, che a ben sei anni di distanza continua a piacere in ogni sua parte. Protagonista sicuramente la fase compositiva più che quella esecutiva, relegata a sessionmen amici del Nostro. La composizione diventa Arte e ci regala un lotto di canzoni che esprimono il punto di vista del compositore, da tutti i lati vogliamo guardare la faccenda. Fanno la comparsa le chitarre ad 8 corde ed addirittura il sassofono, strumento distante dai canoni estremi, soprattutto black. Sì, perchè il black metal è sicuramenmte oggetto di riflessione di Ihsahn e possiamo pensarlo alla base sicura da cui partire. Non è un black metal ferale ma evocativo, e Ihsahn ne fa ciò che vuole in sostanza. Le strutture sono varie, non canoniche, ci sono anche chitarre acustiche e voci pulite a rendere il tutto ancora più organico. Basterebbe la sola Undercurrent per giustificare il valore del disco, secondo me. Ma c’è di più. C’è la volontà, e la capacità, da parte dell’artista di non fossilizzarsi su generi e strutture già usate altrove, c’è la ricerca sonora e compositiva vera e propria. Gli oltre 50 minuti scorrono con piacere ed anche stupore, soprattutto al primo ascolto. Ho avuto la fortuna di vedere Ihsahn live a Londra, nel breve tour di supporto a questo disco, e ricordo la serata con estremo piacere: di spalla c’erano Shining (NOR) dello stesso Munkeby e i Leprous, all’epoca band di supporto di Ihsahn. La resa sonora è notevole, così come le soluzioni adottate sono davvero importanti ed interessanti.
Non mi resta che consigliarvi l’ascolto completo dell’opera per rendervi conto di come si fa musica oggi nella scena estrema norvegese. Ihsahn non è certo l’unico ma lo ritengo davvero importante.

Voto: 8,5