Antimatter – Leaving Eden (2007)

Premetto: questo non è un disco per tutti. E’ un disco pieno di malinconia e, sinceramente, non me la sento di consigliarvelo a cuor leggero. Fate le vostre valutazioni e poi abbandonatevi alla musica.

Perso Duncan Patterson, un passato negli Anathema, eccoci al punto cruciale: cosa fare di questa band? Mick Moss, cantante, chitarrista e compositore, ha le idee chiare e ce le dimostra in queste nove canzoni. Anche qui, fare un track-by-track sarebbe superfluo e dannoso perchè il disco va concepito come un unicum di sensazioni e umore tali per cui un ascolto spezzettato sarebbe dannoso alla fruizione. Fate conto di stare male, molto male: questo disco ve lo spiega meglio di come voi lo possiate fare a parole. In questo Mick Moss è maestro, secondo me, riuscire a convertire in musica emozioni forti e spesso poco considerate. Va da sè che se vi piacciono i Gamma Ray questo disco vi farà schifo, pietà e pena. Ci mancherebbe, è vostro diritto.

La musica proposta dal simpatico redhead britannico è un dark rock dalle tinte fosche e talvolta metalliche, complici chitarre distorte ma mai troppo. I tempi sono blandi, le liriche sono un altro punto a favore, intelligenti e ben congeniate, ben sistemate sul pentagramma, conseguenza anche di una voce personale e profonda. I musicisti coinvolti fanno il loro lavoro; vorrei sottolineare la bellezza e la linearità degli assoli chitarristici. Un altro elemento da considerare è la chitarra acustica, elemento di spicco in vari passaggi, fino a canzoni intere.

In conclusione: un album da ascoltare al buio, senza paura. Coinvolgente ed emozionante come pochi.

Voto: 8

Katatonia – Dead End Kings (2012)

Eccoci! Finalmente giungo a parlare di questo disco, disco che ha veramente segnato come pochi la mia “carriera” musicale. Mi ero affiancato ai Katatonia con Brave Murder Day anni e anni fa, giravo ancora con un lettore CD che ormai credo sia polvere ed avevo masterizzato le tracce di quell’album ormai epico. Persi per qualche anno, tornano sui nostri schermi: in breve sono diventati il mio gruppo preferito ed anche quello che ho ascoltato di più, le statistiche di Last.fm parlano chiare. Sarà stato il periodo, sarà stata la loro bravura, ma da questo disco mi hanno sempre più affascinato. Intendiamoci, questo non è un ottimo disco. Non è un capolavoro, oggettivamente parlando, ma soggettivamente lo è. Potete tranquillamente farne a meno, potete tornare ad ascoltare i Vader e state tranquilli lo stesso. Per me non è così. Neanche per il cazzo, proprio. Lo sto ascoltando proprio ora, mentre scrivo queste poche righe, e mi ricordo le precise sensazioni del primo ascolto. Conosco a memoria ogni singolo passaggio, riconosco addirittura le linee di basso, ogni armonizzazione delle chitarre, ogni tasto pigiato sul pianoforte. Le emozioni scatenate dai ragazzi sono forti, e non per tutti. La vena melodica-malinconica-melanconica è forte e pervade nell’animo a lungo, anche quando il CD finisce e si passa ad altro. La bravura dei nostri svedesini è sicuramente questa, riscontrata in pochi altri gruppi, perlomeno per me, e lo hanno sistematicamente segnalato in ogni fatica discografica, fin dagli esordi. Loro prendono dei sentimenti, delle emozioni, e li traslano in musica, perfettamente. Se siete sintonizzati su quelle frequenze siete sistemati, viceversa ne rimarrete annoiati. Sembra semplice ma non lo è. Ve lo dico anche da musicista, non lo è. E poi c’è Lei. C’è la più bella canzone dei Katatonia di sempre. The Racing Heart. Magnifica. Ho il testo scritto a mano da Renske ed ogni volta che lo guardo mi fa strano. Abbiamo parlato poco di musica suonata finora: cosa ci presentano i ragazzi? Un dark-rock secondo me, quindi poco metal ma più atmosfera. Voce pulita, qualche chitarra distorta, strutture comunque semplici e facilmente assimilabili. Poco a che fare col doom degli esordi (neanche tanto doom secondo me) ma in linea con le precedenti tre uscite discografiche. Curatissimo, produzione molto buona, arrangiamenti ottimi, tutto fila liscio. Cosa c’è che non va insomma? Direi che l’unico difetto del disco è qualche momento vuoto sparso, niente di imperdonabile insomma, si tratta comunque di tracce che difficilmente saranno ricordate tra 20 anni. Ma The Racing Heart no, non toccatemela.

Voto: 7,5